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giovedì 14 aprile 2016

I PRODOTTI DEL SOLE



Ebbene si!!!
Difendo il made in Italy!

Credo che molti di voi abbiano ormai capito, quanto io sia legata a questa terra, forse è meglio dire a questa Nazione.
Una Nazione piena di contraddizioni, di persone ,che forse non hanno ancora ben capito quanto noi siamo legati al territorio, ed alle nostre tradizioni.
Tradizioni diversificate dalle varie regioni, tradizioni queste, religiose, gastronomiche e culturali...che si sono tramandate di generazione in generazione; e che negli ultimi 20 anni abbiamo rischiato di perdere.
Potrei dire che nella città in cui vivo, purtroppo, la tradizione non esiste più. Ma forse più che tradizione dovrei parlare di tipicità.

La tipicità!
Nel dizionario il significato di tipicità è:  L’essere tipico: t. di un caratteredi un prodottodi un vinot. di un’espressione linguisticadi uno stile. 
Una definizione, questa,che rappresenta nella sua totalità, il nostro made in Italy; e per inciso qui, mi riferisco al cibo ed alle nostre tradizioni eno-gastronomiche (visto che questo è ciò che più mi interessa).
Scoprire piccole aziende e produttori legati alla loro terra di origine e alle loro tradizioni. Vedere in loro, e nei loro prodotti, la passione!

Credo che non ci possa essere niente di più autentico, che vivere della loro passione tramite i prodotti della loro (nostra) terra.
E questa azienda, di cui oggi vi voglio parlare, ne racchiude tutta l'essenza: tipicità, tradizione, amore.
Ma devo essere sincera con voi...non l'ho scoperta io, mi hanno scoperto loro!
Potevo forse esimermi dal provare i loro prodotti? Assolutamente no!
E così è stato.
Due chiacchere al telefono con Marcello, uno dei soci dell'azienda, il quale mi racconta di come (fortunatamente dico io), i giovani abbiano deciso di ri-tornare ad amare la loro terra, e a coltivarla come facevano o loro padri.  
I terreni di questa azienda, ULIVETO GRIFEO, si trovano a Casteldaccia; un paesino lungo la costa Palermo-Messina.
Il loro prodotto di punta è l'olio extra vergine di oliva, produzione questa che si tramanda da più di un secolo.
Quest'olio ha un colore verde intenso, molto profumato e morbido al palato; ottimo da mangiare crudo nelle insalate o in ottime bruschette, leggermente profumate all'aglio, per non coprirne il sapore. E se dovete preparare un sugo, questo riesce a sposarsi in modo armonico con la loro passata! 

Ma la produzione non è solo incentrata su questo prodotto, perché nei campi circostanti, sono coltivati limoni, arance e mandarini; con questi viene prodotta una fantastica marmellata. (come potete vedere nella foto)
Un'altra parte di terreno poi, viene coltivata per il fabbisogno famigliare, con la produzione stagionale di pomodori melanzane, cipolle, finocchi e angurie. 
Ma ULIVETO GRIFEO produce anche un'ottima passata di pomodori; dolce, profumata e aromatizzata al basilico...una vera delizia!
In questo periodo questa azienda ha appena finito di piantare i pomodori da passata, per la produzione autunnale. Se siete interessati ad acquistarla, anche solo per provarla, vi consiglio di contattarli e di prenotare la vostra-vostre bottiglie!!

ULIVETO GRIFEO non ha un e-commerce, ma potete contattarli tramite la lolo pagina facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=100011451995729
Scrivete a loro un messaggio privato, e saranno felicissimi di rispondervi. 

Questa è la nuova generazione di coltivatori, e credo che meritino attenzione, perché il prodotto che hanno è davvero buono e merita attenzione!!






mercoledì 20 gennaio 2016

GOCCIA DOPO GOCCIA

In un pomeriggio d'inverno, particolarmente luminoso, mi sono ritrovata a scattare questa fotografia. Inizialmente pensavo di accompagnare questo vino, ad un brasato di verdure. 
I brasati, tipici piatti invernali, strutturati, caldi, confortanti; magari accompagnati da una polentina di mais o di miglio (che non guasta mai).
Vederlo fumante, e sentirlo ancora caldo, quasi bollente, percepirne gli aromi dei vapori.
Ma poi tra me e me, mi son detta che forse poteva quasi essere scontato presentare una ricetta di un brasato; siamo in inverno, prepariamo pietanze "bollenti", se non addirittura ustionanti! 
Così ho voluto rischiare.
Accompagnare questo vino ad un dolce Raw al cioccolato. Un dolce che potesse valorizzare al meglio la struttura di questo vino, che non ha molte prestese, se non quello di saperlo "ascoltare" in tutti i sensi.

So che non è facile accostare un dolce al cioccolato con il vino rosso. Anche perché hanno tutti e due strutture molto decise, e per quanto riguarda il dolce, solitamente prodotto con uova e burro, la struttura è ancora più decisa ed intensa, pur risultando morbida al palato.

Ma in questo caso si tratta di un dolce crudo; un quadratino con una base di frutta secca e frutta secca oleosa ricoperto con una crema di cacao crudo e latte di cocco.
Potrebbe essere un abbinamento azzardato, ed infatti lo è; ma vi assicuro che la morbidezza di questo vino, si accompagna perfettamente al tono secco e deciso di questo dolce.

Goccia è un vino morbido, come ho scritto sopra, ma al contempo molto profumato , dai toni speziati e fruttati (mi ricorda infatti la ciliegia). Si potrebbe dire che è un vino pacato, ma che sa, per chi riesce a percepirlo, emanare a tratti, profumi di sentieri bagnati. 
Avete presente quando si è nei boschi, dopo che ha piovuto, e ci sono le foglie per terra, e si sente quel profumo intenso di natura? Questo è ciò che ho percepito da Goccia, e che spero possiate percepire anche voi.


Per il dolce al cioccolato 

INGREDIENTI

per la base

8 datteri
1/2 tazza di mandorle
1 cucchiaio di cacao crudo in polvere
1/2 cucchiaio di olio di cocco fuso
1 presa di vaniglia

per la crema al cioccolato

1 tazza di latte di mandorle
60 gr di cioccolato crudo
3 di succo d'agave
3 cucchiai di olio di cocco fuso
granella di nocciole per decorare

PROCEDIMENTO
Inserisco tutti gli ingredienti nel boccale del frullatore, e frullo fino a quando ottengo un impasto lavorabile con le mani. 
Con questo impasto rivesto il fondo di uno stampo quadrato, ma anche rotondo va bene, e lo metto in frigo a riposare. Nel frattempo preparo la crema di cioccolato; sciolgo a bagnomaria il cioccolato, quando è completamente fuso, aggiungo il latte di mandorle, e tutti gli altri ingredienti. A questo punto riempio con la crema lo stampo, che avevo messo in frigo. Ora lo lascio riposare in frigorifero per tutta la notte. Passato il tempo di riposo, e quando la crema sarà ben solida, lo decoro con la granella di nocciole. 
Si mantiene in frigo per 10 giorni.

Il vino goccia lo potete trovare qui

domenica 29 novembre 2015

ARROSTO DI SEITAN CON CREMA DI VERDURE

Finalmente riesco ad impossessarmi del blog, e poter scrivere di ciò che più mi appassiona...il cibo, e non solo quello.
Nella mia modesta vita devo sinceramente ringraziare la mia bisnonna, e di seguito mia madre (quelle volte che si impegnava a cucinare), per avermi fatto amare il cibo. A detta loro, sono sempre stata una buona forchetta, non disdegnavo nulla, a parte le carote e zucchine lessate, o anche le barbabietole, che ho iniziato ad apprezzare in questi ultimi anni.

La mia bisnonna, da parte materna, era una tipa tosta; ma anche quella paterna non scherzava, purtroppo non l'ho mai conosciuta, come non ho potuto conoscere la sua cucina della bassa Lombardia.
La mia bisnonna materna (Emma), classe 1889, all'età di otto anni andava a lavorare come mondina, portava poi il fratellino più piccolo nel cesto e andava al fiumiciattolo a lavare i panni; è stata sposata per procura (venduta), ha vissuto due guerre, e sotto il dominio nazi-fascista, visto che faceva la cuoca per un gerarca, rubava il "rubabile" per dar da mangiare a tutto il vicinato, che non se la passava tanto bene.

Ricordo ancora il profumo dei suoi risotti, soprattutto quello allo zafferano, tipico di Milano, di come conoscesse, senza fare scuole e corsi, ortaggi, frutta e carni. Di come sapesse sapientemente lavorarli, e di come non fidarsi delle primizie; perché diceva, che i primi erano troppo giovani e non avevano sapore. Non si sbagliava mai!
Al di là che cucinasse anche la carne, quello che più mi è rimasto impresso, nel corso degli anni, era la sua sicurezza e dimestichezza, in cucine che professionali non erano.
Era proprietaria di una trattoria e di una collinetta, nel pavese, che produceva vino e che, ahi me, perse per brutte vicende famigliari.
E' grazie a lei, e poi a mia madre che ho imparato la "cremolada", o crema di verdure!

Probabilmente vi chiederete, cosa potrà mai interessare a voi della mia bisnonna, materna o paterna che sia; e questo è il punto!
Io credo che non ci si debba mai allontanare dai racconti orali, che siano di vita o di cucina, poiché è in questi racconti, che ritroviamo noi stessi e riusciamo a capire cosa e chi, effettivamente si cela dietro ad un piatto o ad un prodotto (di qualità), che possiamo trovare sulle nostre tavole.

Ed è questo il mio intento...trovare produttori e prodotti di qualità, accessibili a tutti; prodotti e produttori che hanno una storia da raccontare, che sia di passione, amore, e anche di sofferenza.
Perché dietro ad una azienda e dietro ad un prodotto, ci sono persone che aprono il loro cuore e si mettono in gioco ogni giorno, perché questo loro amore arrivi anche a noi.

E questo è quello che ho percepito, quando ho assaggiato questo vino e dopo aver conosciuto anche il produttore.

Questo è un vino che proviene dalle terre della Sicilia, e precisamente dalla zona di Marsala, ha un colore giallo paglierino; nella descrizione tecnica del vino, parlano di "olfatto" intenso e floreale, ma a me ha ricordato tantissimo la vaniglia; in bocca è morbido e vellutato.
L'abbinamento che viene proposto è con il pesce o con piatti tipici siciliani, come la Busiata cu mataracco,Caponata e cous cous di pesce povero, ma essendo vegana ho elaborato questo arrosto, per accompagnare il vino. ;)

INGREDIENTI
per l'arrosto
2 confezioni di seitan in polvere
2 cucchiai di fiocchi d'avena
3 cucchiai di farina di ceci
3dl di brodo vegetale
1 cucchiaio di lievito alimentare
1 cucchiaio di salsa di soia
1 confezione di cannellini o ceci (già cotti)
1 spicchio di aglio

per il ripieno
4 mazzetti di spinaci
1 carota e 1 patata cotta al vapore
1 spicchio di aglio
1/2 cipolla
1 presa di sale
pepe q.b
1 cucchiaio di salsa di soia

per la crema di verdure
1 carota 
1 costa di sedano
1 cipolla
acqua q.b
1 presa di sale
1 spicchio di aglio


PROCEDIMENTO
per l'arrosto
In una terrina metto il preparato per il seitan, il lievito alimentare e la farina di ceci. A parte frullo il brodo con i legumi, che aggiungo nella terrina con il preparato di seitan. Mescolo bene con un cucchiaio fino a quando non ottengo una massa lavorabile. La stendo poi tra due fogli di carta da forno e le do uno spessore di 1cm circa.

per il ripieno
Preparo pra gli spinaci, facendoli appassire in padella.
In un'altra terrina trasferisco gli spinaci e le verdure cotte a vapore, mescolo bene e lo stendo sulla superficie dell'arrosto.

per la crema di verdure
Trito la carota, la cipolla, ed il sedano. In un pentolino, non troppo capiente, aggiungo dell'olio, e le verdure. Faccio rosolare per qualche minuto, aggiungo un bicchiere di acqua calda e faccio cuore per 15 minuti. Quando le verdure saranno morbide, la crema è pronta. Se volete poi una crema, dove le verdure non sono a pezzi, frullatela due minuti con il frullatore ad immersione.


assemblaggio
A questo punto inizio ad arrotolare l'arrosto, sigillando le due estremità, e sulla superficie stendo un velo di salsa di soia. Lo avvolgo nella carta da forno,  lo chiudo poi nella carta di alluminio, e lo metto su di una placca da forno rettangolare.
Inforno ad una temperatura di 180° per 60 minuti, girandolo ogni tanto. Una volta terminata la cottura, lo lascio leggermente raffreddare, in modo da poterlo tagliare con facilità.
Lo servo poi nei piatti accompagnato dalla crema di verdure, e da un ottimo STILLA, che potete trovare qui.