mercoledì 20 gennaio 2016

GOCCIA DOPO GOCCIA

In un pomeriggio d'inverno, particolarmente luminoso, mi sono ritrovata a scattare questa fotografia. Inizialmente pensavo di accompagnare questo vino, ad un brasato di verdure. 
I brasati, tipici piatti invernali, strutturati, caldi, confortanti; magari accompagnati da una polentina di mais o di miglio (che non guasta mai).
Vederlo fumante, e sentirlo ancora caldo, quasi bollente, percepirne gli aromi dei vapori.
Ma poi tra me e me, mi son detta che forse poteva quasi essere scontato presentare una ricetta di un brasato; siamo in inverno, prepariamo pietanze "bollenti", se non addirittura ustionanti! 
Così ho voluto rischiare.
Accompagnare questo vino ad un dolce Raw al cioccolato. Un dolce che potesse valorizzare al meglio la struttura di questo vino, che non ha molte prestese, se non quello di saperlo "ascoltare" in tutti i sensi.

So che non è facile accostare un dolce al cioccolato con il vino rosso. Anche perché hanno tutti e due strutture molto decise, e per quanto riguarda il dolce, solitamente prodotto con uova e burro, la struttura è ancora più decisa ed intensa, pur risultando morbida al palato.

Ma in questo caso si tratta di un dolce crudo; un quadratino con una base di frutta secca e frutta secca oleosa ricoperto con una crema di cacao crudo e latte di cocco.
Potrebbe essere un abbinamento azzardato, ed infatti lo è; ma vi assicuro che la morbidezza di questo vino, si accompagna perfettamente al tono secco e deciso di questo dolce.

Goccia è un vino morbido, come ho scritto sopra, ma al contempo molto profumato , dai toni speziati e fruttati (mi ricorda infatti la ciliegia). Si potrebbe dire che è un vino pacato, ma che sa, per chi riesce a percepirlo, emanare a tratti, profumi di sentieri bagnati. 
Avete presente quando si è nei boschi, dopo che ha piovuto, e ci sono le foglie per terra, e si sente quel profumo intenso di natura? Questo è ciò che ho percepito da Goccia, e che spero possiate percepire anche voi.


Per il dolce al cioccolato 

INGREDIENTI

per la base

8 datteri
1/2 tazza di mandorle
1 cucchiaio di cacao crudo in polvere
1/2 cucchiaio di olio di cocco fuso
1 presa di vaniglia

per la crema al cioccolato

1 tazza di latte di mandorle
60 gr di cioccolato crudo
3 di succo d'agave
3 cucchiai di olio di cocco fuso
granella di nocciole per decorare

PROCEDIMENTO
Inserisco tutti gli ingredienti nel boccale del frullatore, e frullo fino a quando ottengo un impasto lavorabile con le mani. 
Con questo impasto rivesto il fondo di uno stampo quadrato, ma anche rotondo va bene, e lo metto in frigo a riposare. Nel frattempo preparo la crema di cioccolato; sciolgo a bagnomaria il cioccolato, quando è completamente fuso, aggiungo il latte di mandorle, e tutti gli altri ingredienti. A questo punto riempio con la crema lo stampo, che avevo messo in frigo. Ora lo lascio riposare in frigorifero per tutta la notte. Passato il tempo di riposo, e quando la crema sarà ben solida, lo decoro con la granella di nocciole. 
Si mantiene in frigo per 10 giorni.

Il vino goccia lo potete trovare qui

venerdì 8 gennaio 2016

METTI UN POMERIGGIO SQUISITO DA...SQUISINI

A volte capita che, partecipando ad un evento di Vegan Italy (rivista del settore vegan), buttando una frase, si possa poi creare un incontro speciale, in un posto speciale.

Questo è ciò che è successo il 13 dicembre a Milano, zona naviglio, e precisamente in Via Col di Lana 12: un incontro tra foodblogger.
In un cortile interno, della vecchia Milano, praticamente nascosto, se non fosse per il nome sul citofono, esiste questo laboratorio-negozio.

Essendo in pieno centro, vi consiglio vivamente di prendere i mezzi, il tram n°9  (capolinea Porta Genova Linea 3 della metro),vi porta proprio di fronte al portone. Un portone enorme, di legno. con a fianco la tastiera del citofono in ottone; basta suonare ed entrerete in un cortile, un po' anonimo; forse il frutto delle ristrutturazioni degli anni passati, ma proseguendo, andando fino in fondo e scendendo le scale sulla destra, vi immergerete in una situazione totalmente diversa e calda.





Non conoscevo questo posto, e devo ringraziare tantissimo una mia cara conoscenza; devo dire che i social network danno la possibilità di conoscere persone molto interessanti!

Appena varcata la soglia dell'ingresso, io e mia figlia ci siamo semplicemente immobilizzate per ammirare questo locale; semplice, dalle luci calde, ed i tavoli in legno. Poche cose per arredare, ma scelte con cura, essenziali, senza troppo chiedere. Un arredamento modern vintage, con pochi mobili e tavoli, anche perché il negozio-laboratorio è pensato più che altro come un take-away. La zona di sosta, infatti, è rappresentata da un grande tavolo sulla sinistra, ed una mensola di appoggio sulla destra, con qualche sgabello, per chi vuole gustarsi le "bolle"  in comodità.




Ed eccoci al punto focale: il prodotto, la bolla di pane ripiena!

Ed è questa la novità, perché queste bolle di pane, non solo sono preparate con ingredienti biologici e di qualità, ma sono anche suddivise per regioni. Eh già avete letto bene, perché la filosofia e peculiarità di Squisini, è quella di portare regionalità e tradizione all'interno di una "bolla di pane". Ma cosa ulteriormente interessante, è la presenza nella loro offerta, delle "bolle di pane"vegan!
Quindi una tappa "obbligata" se doveste trovarvi da quelle parti, suonate al citofono ed immergetevi nel calore delle bolle Squisini.







sabato 2 gennaio 2016

ZUCCA : RICORDI di MANTOVA

Ogni volta che vedo una zucca, una zucca mantovana, immancabilmente la memoria mi porta a quella città: Mantova.
Un periodo molto difficile della mia vita; sbalzata dalla grande metropoli, Milano, per finire in quella che si potrebbe definire una cittadina di provincia (ai tempi faceva 50.000 abitanti). La difficoltà di inserimento,  trovare persone con  chiusure mentali di chi ha paura di provare e di lasciarsi andare a nuove prospettive; una marcata appartenenza alle proprie radici e tradizioni. Per me cose assolutamente nuove, perché in una "metropoli" come Milano, queste cose, già quindici anni fa, non esistevano più, se non nelle campagne più sperdute. Non sentirsi appropriate ad una cittadina, alle persone, alla loro cultura; aprirsi per poi sentirsi ingannati. Percepire, da parte loro, un senso di competizione, che per me era del tutto nuovo...Cercare di sembrare i migliori, criticare il criticabile, nascondere, nascondersi, o voler farsi vedere a tutti i costi.

Tutto questo, per me, era inconcepibile!

Eppure ho vissuto quindici anni della mia vita, cercando ogni giorno, di trovare sempre e comunque, qualcosa di positivo, che mi potesse far andare avanti nel mio quotidiano.

Certo l'ho trovato! Ho trovato delle persone, con le quali ho legato, e sono molto poche; con le quali mantengo ancora dei contatti.
Ma ho trovato anche tanto in quella città!

Cittadina medioevale, che ha vantato molteplici lustri, grazie alla famiglia dei Gonzaga. 

La storia dei Gonzaga è davvero molto interessante, e passeggiando per le vie di questa città, se ne respira ancora la presenza. Ma il personaggio al quale mi sono affezionata di più è sicuramente Isabella d'Este, donna di notevole cultura e grazia; ma credo che la lettura del libro "Rinascimento Privato" di Maria Bellonci, abbia influito ulteriormente a questa mia affezione. In questo devo anche ringraziare una mia cara amica, che lavorava al laboratorio di restauro del Palazzo Ducale, la quale mi raccontava spesso aneddoti riguardanti i Gonzaga, Isabella e il suo studiolo.

Studiolo che ho potuto visitare più di una volta, andando a trovare, questa mia amica, in pausa pranzo. 
La magia di quel Palazzo, lo studiolo di Isabella, dove Pico della Mirandola ed altri illustri dell'epoca, passarono; la camera degli sposi vista durante un pomeriggio d'estate, in totale silenzio ed ammirazione, poiché chiusa al pubblico. Le tende leggermente abbassate, che facevano entrare quel poco di luce, tanto bastava per poter ammirare in silenzio la magnificenza degli affreschi del Mantegna. Il calore dei pavimenti di cotto, ormai consumato dalle molteplici visite dei turisti.

La magia.

Si perché Mantova è una città magica, come lo è la sua campagna. Le nebbie del mattino, i profumi intensi della terra, i laghi di Mantova. 
Quei laghi dove la città si specchia al mattino avvolta dalla nebbia, ed anche d'estate quel sottile velo biancastro all'orizzonte, per non farti dimenticare che sei in campagna.

I campi, i loro frutti, il lavoro, i meloni dolci di Viadana e la zucca di Mantova.

Non voglio parlare qui, dei loro allevamenti, della caccia, e dell'inquinamento che purtroppo affligge quella città; voglio tenerla con me per quello che, " in una di città", fino ad allora non avevo mai visto ed imparato.

La natura in tutto il suo splendore. 

Gli animali selvatici, le volpi, i fiori di campo, gli asparagi selvatici, che le mie zie andavano a raccogliere nei campi incolti, per poi fare la frittata o il risotto. 

Questo è ciò che voglio portare con me; una città che, malgrado le nostre, ma soprattutto mie differenze, ha saputo darmi tanto. E mi ha insegnato davvero tanto sulla natura, sul rispetto verso gli animali, sull'importanza della tradizione e della terra. 
Una terra che, a parer mio ringraziamo poco per quello che riesce a darci quotidianamente.

Posso dire quindi, che questa è una ricetta che dedico a questa città, con il pensiero rivolto a lei, ogni volta che acquisto una zucca.


PER LA BASE
3 tazze tra noci e mandorle
1 punta di cucchiaino di vaniglia 
1/2 cucchiaio di burro di cocco 
4 coppapasta rotondi della tessa dimensione (8cm di diametro)
1 cucchiaio di  polvere di cacao crudo

PER IL RIPIENO
3 tazze di zucca Mantovana ( circa 350gr)
1 tazza 1/2 di latte di cocco
1 cucchiaio di burro di cocco 
6 cucchiai di succo d'agave crudo 
1 cucchiaino di zenzero fresco
2 cucchiaini di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
una punta di cucchiaino di curcuma 

PER LA GLASSA

2 cucchiai di polvere di cacao crudo
3 cucchai di succo d'agave
2 cucchiai di acqua

granella di pistacchi (facoltativa)

PROCEDIMENTO

PER LA BASE
Metto nel frullatore tutti gli ingredienti e frullo fino a quando non si sono amalgamati bene gli ingredienti. Rivesto la parte inferiore dell'anello con della pellicola o uso una tortiera e metto il composto di frutta secca nello stampo rivestendo bene la base.

PER IL RIPIENO
Frullo tutti gli ingredienti fino a farli diventare una bella crema. Riempio il mio stampo e livello bene la crema scuotendolo leggermente. Lo lascio poi in frigo tutta la notte, così diventa bello sodo ;)

PER LA GLASSA
in una terrina mescolo tutti gli ingredienti, fino ad ottenere una crema liscia. 

ASSEMBLAGGIO
 Dopo aver preparato la base verso sopra la crema di zucca e lascio riposare in frigo per almeno 8 ore. Passato il tempo di riposo, preparo la glassa e la granella di pistacchi. Intingo poi una forchetta nella glassa di cioccolato e la passo sulle tortine; decoro poi con la granella.

domenica 29 novembre 2015

ARROSTO DI SEITAN CON CREMA DI VERDURE

Finalmente riesco ad impossessarmi del blog, e poter scrivere di ciò che più mi appassiona...il cibo, e non solo quello.
Nella mia modesta vita devo sinceramente ringraziare la mia bisnonna, e di seguito mia madre (quelle volte che si impegnava a cucinare), per avermi fatto amare il cibo. A detta loro, sono sempre stata una buona forchetta, non disdegnavo nulla, a parte le carote e zucchine lessate, o anche le barbabietole, che ho iniziato ad apprezzare in questi ultimi anni.

La mia bisnonna, da parte materna, era una tipa tosta; ma anche quella paterna non scherzava, purtroppo non l'ho mai conosciuta, come non ho potuto conoscere la sua cucina della bassa Lombardia.
La mia bisnonna materna (Emma), classe 1889, all'età di otto anni andava a lavorare come mondina, portava poi il fratellino più piccolo nel cesto e andava al fiumiciattolo a lavare i panni; è stata sposata per procura (venduta), ha vissuto due guerre, e sotto il dominio nazi-fascista, visto che faceva la cuoca per un gerarca, rubava il "rubabile" per dar da mangiare a tutto il vicinato, che non se la passava tanto bene.

Ricordo ancora il profumo dei suoi risotti, soprattutto quello allo zafferano, tipico di Milano, di come conoscesse, senza fare scuole e corsi, ortaggi, frutta e carni. Di come sapesse sapientemente lavorarli, e di come non fidarsi delle primizie; perché diceva, che i primi erano troppo giovani e non avevano sapore. Non si sbagliava mai!
Al di là che cucinasse anche la carne, quello che più mi è rimasto impresso, nel corso degli anni, era la sua sicurezza e dimestichezza, in cucine che professionali non erano.
Era proprietaria di una trattoria e di una collinetta, nel pavese, che produceva vino e che, ahi me, perse per brutte vicende famigliari.
E' grazie a lei, e poi a mia madre che ho imparato la "cremolada", o crema di verdure!

Probabilmente vi chiederete, cosa potrà mai interessare a voi della mia bisnonna, materna o paterna che sia; e questo è il punto!
Io credo che non ci si debba mai allontanare dai racconti orali, che siano di vita o di cucina, poiché è in questi racconti, che ritroviamo noi stessi e riusciamo a capire cosa e chi, effettivamente si cela dietro ad un piatto o ad un prodotto (di qualità), che possiamo trovare sulle nostre tavole.

Ed è questo il mio intento...trovare produttori e prodotti di qualità, accessibili a tutti; prodotti e produttori che hanno una storia da raccontare, che sia di passione, amore, e anche di sofferenza.
Perché dietro ad una azienda e dietro ad un prodotto, ci sono persone che aprono il loro cuore e si mettono in gioco ogni giorno, perché questo loro amore arrivi anche a noi.

E questo è quello che ho percepito, quando ho assaggiato questo vino e dopo aver conosciuto anche il produttore.

Questo è un vino che proviene dalle terre della Sicilia, e precisamente dalla zona di Marsala, ha un colore giallo paglierino; nella descrizione tecnica del vino, parlano di "olfatto" intenso e floreale, ma a me ha ricordato tantissimo la vaniglia; in bocca è morbido e vellutato.
L'abbinamento che viene proposto è con il pesce o con piatti tipici siciliani, come la Busiata cu mataracco,Caponata e cous cous di pesce povero, ma essendo vegana ho elaborato questo arrosto, per accompagnare il vino. ;)

INGREDIENTI
per l'arrosto
2 confezioni di seitan in polvere
2 cucchiai di fiocchi d'avena
3 cucchiai di farina di ceci
3dl di brodo vegetale
1 cucchiaio di lievito alimentare
1 cucchiaio di salsa di soia
1 confezione di cannellini o ceci (già cotti)
1 spicchio di aglio

per il ripieno
4 mazzetti di spinaci
1 carota e 1 patata cotta al vapore
1 spicchio di aglio
1/2 cipolla
1 presa di sale
pepe q.b
1 cucchiaio di salsa di soia

per la crema di verdure
1 carota 
1 costa di sedano
1 cipolla
acqua q.b
1 presa di sale
1 spicchio di aglio


PROCEDIMENTO
per l'arrosto
In una terrina metto il preparato per il seitan, il lievito alimentare e la farina di ceci. A parte frullo il brodo con i legumi, che aggiungo nella terrina con il preparato di seitan. Mescolo bene con un cucchiaio fino a quando non ottengo una massa lavorabile. La stendo poi tra due fogli di carta da forno e le do uno spessore di 1cm circa.

per il ripieno
Preparo pra gli spinaci, facendoli appassire in padella.
In un'altra terrina trasferisco gli spinaci e le verdure cotte a vapore, mescolo bene e lo stendo sulla superficie dell'arrosto.

per la crema di verdure
Trito la carota, la cipolla, ed il sedano. In un pentolino, non troppo capiente, aggiungo dell'olio, e le verdure. Faccio rosolare per qualche minuto, aggiungo un bicchiere di acqua calda e faccio cuore per 15 minuti. Quando le verdure saranno morbide, la crema è pronta. Se volete poi una crema, dove le verdure non sono a pezzi, frullatela due minuti con il frullatore ad immersione.


assemblaggio
A questo punto inizio ad arrotolare l'arrosto, sigillando le due estremità, e sulla superficie stendo un velo di salsa di soia. Lo avvolgo nella carta da forno,  lo chiudo poi nella carta di alluminio, e lo metto su di una placca da forno rettangolare.
Inforno ad una temperatura di 180° per 60 minuti, girandolo ogni tanto. Una volta terminata la cottura, lo lascio leggermente raffreddare, in modo da poterlo tagliare con facilità.
Lo servo poi nei piatti accompagnato dalla crema di verdure, e da un ottimo STILLA, che potete trovare qui.


mercoledì 11 novembre 2015

CONSAPEVOLMENTE VEGAN!

Questa è la mia primissima recensione di un libro, e spero di recensirlo bene; nel senso che vorrei riuscire a trasmettervi, con parole, quello che questo libro ha trasmetto a me (pur essendo vegana da ormai 20 anni e vegan-crudista da due).
Ma prima vorrei fare una premessa, perché credo sia doverosa, nei confronti dell'autrice.
Lucia Valentina Nonna è, da qualche anno, una foodblogger conosciuta nel "mondo" vegan e non; il suo Blog LaBalenaVolante è pieno, non solo di ricette, ma anche di libri e viaggi.

 Si perchè a Lucia, oltre che cucinare, piace  anche leggere e viaggiare.
Ad ogni libro è abbinata una ricetta, ed in ogni suo viaggio vengono menzionati localini, ristoranti dove poter mangiare vegan, o riproporre delle ricette che lei stessa ha addentato.

Il suo è un blog rivolto a tutte a tutti; a tutti coloro che vogliono capire ed informarsi, per poter intraprendere un cammino consapevole e di rispetto, e a tutti coloro che vogliono trovare qualche idea in più per le loro ricette.

Ho avuto l'immenso piacere di conoscere Lucia, di persona, a Fa' La Cosa Giusta a Milano.
Mentre ero presissima nel fare dimostrazioni di succhi, frullati e ricette Raw, mi trovo davanti Lei, con i suoi capelli rossi, luminosa e sorridente. E' stato subito feeling; anche se ad essere sincera, questo feeling si era creato tempo fa sul web. Parliamo del più e del meno, tra un taglio di carota e uno di barbabietola, promettendoci di sentirci al più presto.
Tutto questo succedeva ad Aprile.

E nel frattempo Lucia, scriveva il suo personalissimo libro.

Un libro che, a differenza del titolo, non racconta i trascorsi quotidiani di una famiglia vegan...no,no. Racconta di come Lucia, con la sua sensibilità, la voglia di conoscere e capire, l'amore ed il rispetto verso gli animali, l'abbiano portata a questa scelta consapevole, e di saper coinvolgere, senza forzature, in questa scelta, anche persone a lei vicine.

Posso assicurarvi che non è per nulla un libro troppo serio, anzi l'autrice, gioca molto sull'autoironia, e rende il tutto piacevolmente fresco e scorrevole.

Il libro è diviso in capitoli, ventotto per la precisione; dove Lucia si racconta (già dal primo capitolo); ci racconta di come, possa essere facile cadere nel tranello della contraddizione in-consapevole; ma che grazie alla sua voglia di conoscere, di capire, grazie anche a persone, come Angela  e Lidia, che l'aiutano in questo suo percorso, ci si possa evolvere e liberarsi da tutti quei legami (culinari), dati da retaggi  tradizionali. Di una tradizione, che vedeva e vede, purtroppo e troppo spesso, ancora gli animali, come merce da mangiare (sacrificare inutilmente), da sfruttare per trarne profitto.

Lucia riesce in tutto questo, si documenta; non solo legge libri ed articoli scientifici, cita anche direttive legislative, articoli di testate straniere importanti (come il New York Times). Si pone, inizialmente, domande che, per chi inizia questo cammino consapevole, normalmente si pone.
Domande su come e dove poter prendere le proteine, il ferro, quali alimenti mangiare per poter avere un giusto apporto nutrizionale, senza ovviamente, rinunciare alla buona cucina, che sia fatta in casa o cucinata in ristoranti e bar.
Aiuta a capire, che per mangiare vegan, non c'è bisogno di cercare chissà quali alimenti, poiché possiamo tranquillamente, soddisfare palato e stomaco, anche con semplicità.

Ed è proprio con semplicità che Lucia, permette a tutti noi, con questo suo libro, di poter intraprendere questo percorso, senza farsi prendere dal panico; ma che con la documentazione, l'amore verso gli animali ed il nostro pianeta, si può cambiare in meglio...

venerdì 9 ottobre 2015

VEGAN ITALY: UNA RIVISTA A 36O°



Ultimamente è nata una nuova rivista, che non tratta solo ed esclusivamente di ricette vegan; ma va oltre.
Spazia dalle ricette, appunto, a come potersi muovere, in giro per il mondo trovando sempre locali, negozi che vendono abbigliamento etico; si potrebbe parlare di una cartolina di viaggio.
Interviste a personaggi sia dello spettacolo che dell'economia, con una loro versione sul perché della scelta vegan, e l'interesse che può, questa scelta, incidere sul benessere del nostro pianeta.
Inserti speciali, come in questo numero con ISA CHANDRA MOSKOWITZ, che ha fatto della propria scelta di vita un lavoro a tempo pieno, e che divulga golosamente con le sue ottime ricette.

Poi c'è MIMI KIRK, che ci porta a scoprire il suo cambiamento, grazie ad una alimentazione Vegan-Crudista; e UMBERTO VERONESI, che ci spiega la sua filosofia sul rispetto della vita.

Ma non preoccupatevi...le ricette sono tante, molte! Dall'utilizzo delle erbe spontanee, alle ricette dal mondo.

Aprendo la rivista è possibile essere guidati, al suo interno, scoprendo tutti gli argomenti trattati, e i nomi dei vari collaboratori, che aiutano a rendere interessante questa rivista, un calendario sulla stagionalità degli alimenti del mese e anche sulle erbe aromatiche (molto utile). Una sezione dedicata alla posta, con gli esperti pronti a rispondere ai vostri dubbi, sull'alimentazione, sul sociale e sui dubbi che possono riguardare il nostro atteggiamento verso gli amici a 4 zampe.

C'è molto da leggere, è vero; ma vi posso assicurare che sono articoli molto interessanti, dai quali si può prendere spunto, che sia una semplice riflessione, una ricetta, o un appunto per un viaggio annotandosi indirizzi utili. 

 Potrete trovare la rivista a Torino il 17 e 18 Ottobre a Fa' La Cosa Giusta,  presso lo stand della casa Editrice SONDA (STAND P04), ma non solo...ci sarò anch'io, presente allo stand, e terrò due showcooking domenica 18 dalle 11.30 alle 12.30 e poi il pomeriggio dalle 14 alle 15. Trovate tutte le info qui.

Vi aspetto numerosi!! ^_^






martedì 6 ottobre 2015

UNA GRANITA FATTA CON IL CUORE

Ormai non è più estate, e ne sono pienamente consapevole; magari vi potrà sembrare inopportuno parlare di granite in questo autunno che stenta a decollare. Vi assicuro però che era da tanto tempo, se non sbaglio al rientro delle mie vacanze, che volevo parlarvi di questa piccolissima graniteria, che produce dei veri gioielli (ma non in soldoni) per il palato.

Diciamo che un pomeriggio, soleggiato, secco, e forse anche annoiato in quel di Palmi, mi sono ritrovata con i miei elfi a percorrere la via Roma. Questa è una via parallela alla Piazza Primo Maggio, dove le persone, la sera, si ritrovano per passeggiare (fare le vasche), e fermarsi in qualche locale.
Via Roma non è lunghissima, ma lunga tanto quanto basta per poter ammirare, ancora, i vecchi edifici, che l'ondata  del terremoto calabro-siculo del 1908, ha lasciato "quasi" intatti. Il termine di questa via porta direttamente all'ingresso di Villa Mazzini, dove si viene accolti da un bellissimo e rigoglioso parco Comunale, ricco di piante secolari. Dalla balconata del parco è possibile ammirare, oltre al mare, la costa Siciliana e lo Stromboli in lontananza, che spesso ci ricorda della sua presenza con qualche fumata.

A metà (circa) di via Roma, siamo stati rapiti da questa piccola bottega, coloratissima, piena di scritte che invogliano, chi passeggia, a soffermarsi nella lettura. E la curiosità porta poi l'occhio a cercare di capire cosa, effettivamente, possa nascondere al suo interno. Timidamente ci avviciniamo all'interno, che poi interno non è, perché il banco è proprio a ridosso del marciapiede. Gentilmente e con un sorriso, ci regalano un assaggio, di quello che io credevo fosse un gelato al cioccolato. Con voce pacata, mi viene descritto che quello che sto per assaggiare non è gelato al cioccolato, ma bensì una granita al cioccolato!
La consistenza era identica, una mantecatura perfetta, e si scioglieva in bocca che era un piacere.A me e agli elfi è bastato solo un secondo, per capire che avremmo sicuramente assaggiato le loro granite; non potevamo proseguire senza concederci qualche minuto di delizia.

Così mentre ancora il mio palato assapora il ricordo di quell'assaggio, al banco vedo almeno una decina di gusti di granite, dalle mandorle, ai fichi d'india, usando solo ed esclusivamente frutta di stagione e senza l'utilizzo di coloranti chimici o naturali.
Prima di sedermi al tavolo, di un color verde pisello acceso, mi trattengo a parlare un attimo e mi viene spiegato, che questa bottega è stata aperta per la pura passione per la granita. Vero è che da AL CILEA non trovate solo granite, ma potete chiedere degli ottimi frullati e anche centrifugati.
Per i più golosi e per chi ancora mangia tradizionalmente, si possono gustare delle ottime crepes salate o dolci, è possibile chiedere anche l'aggiunta di panna montata alla vostra granita, e per i più grandi ci sono anche le granite alcoliche.
Diciamo che ce n'è davvero per tutti e per tutti i gusti!